Turismo 2.0: Nextvalue presenta al BIT i risultati sulla prima ricerca di mercato italiana

febbraio 17th, 2009

Riprendiamo anche qui sul blog l’ultimo evento a cui parteciperemo.  Nei primi mesi dell’anno, il team di Nextvalue ha condotto una ricerca su un Panel di Imprenditori e C-level di 100 Operatori Professionali del Turismo in relazione alla diffusione e utilizzo di practice e tecnologie 2.0 nell’ampio mercato del turismo. I risultati della ricerca insieme ad alcuni suggerimenti su come azionare la leva tecnologia e gli strumenti 2.0, che vorremmo condividere con operatori professionali del turismo e vendor di tecnologia, verranno presentati durante la prossima edizione del BIT che si tiene a Fieramilano Rho dal 19 al 22 febbraio 2009.  Il 20 febbraio presso la Sala Aquarius del Centro Congressi, dalle 10.30 apriremo un workshop dal titolo “Turismo 2.0: stato dell’arte e casi di successo. Come innovare e competere con il Web 2.0″.  La partecipazione è gratuita ed è sufficiente registrarsi a questo indirizzo.

Da che cosa dipende la creazione del valore?

marzo 6th, 2008

Le iniziative IT vanno trattate come elementi non scindibili dal sistema impresa, e ciascun investimento IT va misurato tenedo conto delle peculiari caratteristiche del sistema stesso.

La misurazione del valore delle soluzione IT non può prescindere dall’attenta analisi delle leve (driver) che generano valore a livello di sistema aziendale.

I driver che possono influenzare le performance dell’azienda e aumentarne il vantaggio competitivo possono essere di varia natura: di tipo esterno (andamento economico, livello sociale e culturale, caratteristiche del mercato, normativa e leggi di riferimento, pressione fiscale) e di tipo interno (persone, settore/mercato, processi, costi, capitali finanziari, rischio, capitale investito).

La creazione di valore aziendale dipende dall’equilibrio che viene instaurato tra i driver (esterni e interni) e gli obiettivi strategici posti a livello direzionale in vista del perseguimento di un vantaggio competitivo.

Per creare valore e avere un vantaggio competitivo, l’azienda deve seguire criteri di economicità (crescita profittevole in termini di redditività), liquidità (perseguimento di una economica liquidità) e solidità della gestione nel tempo (mantenimento di un’adeguata struttura patrimoniale e finanziaria dell’impresa).

Simone Scagnelli

Il ROI dell’IT: primi passi per abbattere il divario tra IT e Business.

marzo 3rd, 2008

Gli investimenti IT a differenza, di quelli industriali, presentano caratteristiche e peculiarità che, spesso, possono assumere natura indiretta e/o intangibile. La pervasività dell’IT e la numerosità dei suoi effetti a livello sistemico aziendale, possono infatti generare costi o benefici di difficile individuazione e misurazione.

Le tecniche di valutazione economico- finanziarie degli investimenti, cioè le tecniche che si è soliti utilizzare nella valutazione degli investimenti industriali, presuppongono la misurazione dei flussi di ritorno economico collegati ai benefici attesi dall’investimento. L’approccio di misurazione proposto per la valutazione dell’IT richiede invece la presa in considerazione di aspetti prettamente ‘qualitativi’ che, nelle valutazioni degli investimenti industriali, non vengono solitamente presi in considerazione.

In quest’ottica diviene quindi fondamentale creare un project team, responsabile dell’iniziativa di valutazione del ritorno dell’investimento a cui partecipi, oltre al personale IT incaricato, anche i responsabili delle business unit/dipartimenti coinvolti, nonché l’alta direzione, i responsabili del controllo di gestione e finanza.

Per abbattere il gap esistente tra IT e Business , è opportuno quindi iniziare dal linguaggio e in particolare, dal linguaggio economico-finanziario di base su cui si fondano i risultati del framework che sta alla base della valutazione del ritorno degli investimenti in progetti IT.

Simone Scagnelli

L’IT è un investimento o un costo?

febbraio 26th, 2008

L’Information Technology (IT), da sempre, viene considerato un costo per acquisire ’strumenti di miglioramento’ piuttosto che un vero e proprio investimento, capace di apportare effettiva innovazione all’IT; la prassi della valutazione di investimenti di tipo industriale – utilizzata diffusamente per impianti, macchinari, fabbricati, etc - in effetti, ha quasi sempre tralasciato gli investimenti legati al mondo dell’IT considerati, a torto o ragione, spese di tipo generale o amministrativo

In verità, il valore dell’IT dipende dal valore che una certa informazione ha all’interno dell’impresa: quindi, le iniziative IT vanno analizzate come elementi non scindibili dal sistema impresa, e ciascun investimento IT va misurato tenedo conto delle peculiari caratteristiche del sistema stesso. Questo tipo di rappresentazione sistemica assegna alla risorsa informazione la funzione fondamentale di elemento che rende il sistema unitario, compiuto e finalizzato al perseguimento di determinati obiettivi.

E’ necessario quindi far ricorso a nuovi modi di valutare gli investimenti in IT che prendano in considerazione questa inscindibilità tra IT e business sottostante. Le metodologie tradizionali che tengano conto solo dei costi o che focalizzano l’attenzione sui tempi, risultano inadeguate al contesto competitivo odierno.

Per questo di seguito (guarda il video) introduco un approccio che supporti le aziende e i loro stakeholders a comprendere l’importanza della misurazione delle performance dei progetti IT, così da creare la capacità di gestire, migliorare continuamente e convertire il valore generato dai loro investimenti IT in vantaggio competitivo e valore per gli azionisti.

Simone Scagnelli

Esperienza SOA in una banca per una soluzione di pagamento personalizzabile

febbraio 20th, 2008

Il settore bancario dipende da alcuni dei più robusti e affidabili sistemi informatici del mondo per l’effettuazione di pagamenti, trasferimenti di fondi e la gestione della liquidità. Oggi, però, le necessità dei servizi finanziari sono sempre più di tipo real-time dove e-commerce e self-service banking sono la regola rispetto alla più tradizionale elaborazione batch. La maggior parte dei sistemi di pagamento, è stata realizzata 30 o 40 anni orsono con applicazioni e tecnologie poco flessibili e che rendono oggi molto difficile reattività alle nuove richieste del mercato e dei clienti.In questo contesto, opera la più grande banca del New England “Webster Bank” processando  ogni mese centinai di migliaia di pagamenti. Tra le maggiori criticità del vecchio sistema   di pagamento ci sono: gestione standard dei servizi ai clienti ed incapacità nel personalizzare tale proposizione ed una coinsiderevole percentuale d’errori e quindi di costi di gestione manuale. Questi ed altri motivi, hanno portato Webster Bank ad implementare un nuovo sistema d’elaborazione dei pagamenti basato su servizi standard (Web Services) secondo un’architettura SOA. Il risultato, è un sistema di pagamento più accurato e flessibile che può essere facilmente modificato in base al cliente, alla fascia oraria nella giornata, liquidità o in base alle nuove opportunità ed alle dinamicità del mercato finanziario. Tutto questo, non solo semplifica le operazioni ai clienti, ma genera anche per la banca un ROI rapidissimo, grazie al completo controllo dei processi, alla considerevole riduzione del numero d’errori (precedentemente gestiti manualmente) e quindi dei costi. Il nuovo sistema di pagamento basato su Web Services, voluto da Webster, unisce così la gestione dei processi di back-end per l’instradamento dei pagamenti e la riconciliazione dei conti (molti dei quali sono offerti da altre società e fornitori di servizi). Inoltre, la banca fornisce una finestra sui processi di business consentendo ai responsabili operazionali di controllare agevolmente quanto accade in termini di eventi di business cruciali, indicatori chiave di prestazioni, rilevare e correggere eventuali inefficienze. Un ulteriore ritorno per l’azienda, nell’aver creato il nuovo sistema usando un approccio ed un’infrastruttura a servizi, sta nel poter esporre su Internet alcune parti dell’applicazione ad altre società interessate, estendendo ulteriormente la portata delle loro applicazioni.

Andrea Morena

Il ROI parla il linguaggio del Business ICT

febbraio 18th, 2008

Il tema dell’innovazione nelle piccole imprese è oggi una delle tematiche chiave su cui si gioca lo sviluppo del sistema Italia nel suo complesso.

Ritengo che il concetto-perno per un approccio efficace all’argomento sia la costruzione di un terreno comune di dialogo, che ruota attorno ad un linguaggio altrettanto comune: presupposto che apre la possibilità di spiegazione e di comprensione dei benefici portati dalla tecnologia nell’attività economica.

Questa è stata l’anima del Progetto ROI: uno strumento software semplice e immediato per il calcolo del ritorno dell’investimento in tecnologia, che – con il prezioso contributo della Camera di Commercio di Milano – oggi tutte le imprese possono usufruire gratuitamente e direttamente dal sito camerale.

Alla Camera va il mio più grande apprezzamento, per la sensibilità con cui prontamente e costantemente raccoglie gli stimoli provenienti dal mondo imprenditoriale e associativo, permettendo una loro concretizzazione progettuale di grande utilità per tutto il sistema.

Giorgio Rapari, Presidente Assintel

Tool per il calcolo del ROI degli investimenti in ICT per le piccole e micro imprese.

febbraio 7th, 2008

Uno degli ostacoli che le piccole e micro imprese incontrano nell’adozione di soluzioni ICT è la difficoltà di ottenere dal sistema d’offerta oggettivi riscontri sulla reale utilità della tecnologia per il proprio business. Camera di Commercio di Milano, Assintel e PromoTer ed Unione del Commercio hanno deciso di dare un contributo su questo tema mettendo a disposizione un tool gratuito per il calcolo del ROI dei progetti ICT. Nextvalueha partecipato all’iniziativa fornendo il supporto metodologico, i business case e i valori di valutazione e di benchmark che sono stati raccolti nell’ambito di una ricerca su più di 1.000 casi reali. Il tool per il calcolo del ROI è uno strumento semplice e veloce (in 2 minuti si completa la procedura e si accede ai risultati) che, sulla base di alcune semplici informazioni fornite dall’utente, propone una scelta di possibili investimenti in ICT tra i quali poter identificare il più pertinente e per il quale poter poi verificare ROI, VAN, IRR e Payback. Inoltre vi è la possibilità di consultare un esempio di business case analogo a quello della propria azienda.Se volete provare a fare delle simulazioni trovate il tool per il calcolo del ROI disponibile on line. Ricordiamoci che lo strumento è adatto agli investimenti per le piccole e micro imprese; le medie e le grandi imprese hanno logicamente riferimenti e parametri differenti.  A presto, Alfredo Gatti

SOA: Ma quale strategia adottare ?

febbraio 4th, 2008

Un’azienda che decide di evolvere il proprio sistema informativo verso un’architettura SOA deve fare diverse scelte e fronteggiare numerose sfide. Ma quale strategie adottare?. L’adozione di un’architettura SOA dovrebbe sempre iniziare con un assessment rispetto al livello di maturità dell’azienda. E’ indispensabile capire quanto l’organizzazione che vuole utilizzare architetture a servizi sia matura per l’effettiva adozione di queste. Una volta effettuata questa valutazione, è possibile definire una Roadmap che può essere seguita per aumentare la maturità dell’organizzazione in termini (metodologici, di processo, organizzativi ed anche tecnologici).

Insieme alla roadmap, alcune delle strategie oggi maggiormente utilizzate per introdurre SOA in un’azienda sono:

  • – Implementazione di un progetto pilota: questo è l’approccio più frequente con obiettivi più o meno ampi secondo gli esiti dell’assessment SOA. Lo scopo è dimostrare al management dell’azienda la possibilità dell’adozione di una SOA e mostrarne in maniera tangibile i vantaggi, minimizzando l’investimento ed il rischio. In genere si tratta di progetti d’integrazione tra 2 applicazioni.
  • – Definizione di un’Infrastruttura IT per la SOA: è definita un’infrastruttura tecnologica di riferimento aziendale sulla quale sono sviluppati servizi SOA tipicamente di tipo infrastrutturale (logging, sicurezza, integrazione, ecc..) riutilizzabili da tutte le applicazioni e nei progetti futuri. In questo caso l’architettura è completa ma non si sviluppano ancora servizi di business né si definiscono attività di BPM (Business Process Management).
  • – Adozione guidata dai processi di Business (Livello Enterprise): SOA è guidata e sponsorizzata dalle esigenze di business dell’azienda a tutti i livelli: dallo sviluppo d’infrastrutture ai servizi di business mission-critical. In questo caso, sono definiti dei servizi di business partendo dai processi aziendali assieme agli esperti funzionali.

Queste strategie ci possono indirizzare sull’estensione delle azioni che vanno intraprese, rispetto alla dimensione dei progetti e all’impatto sul business aziendale. Ad esempio se la valutazione iniziale evidenzia una bassa maturità, è opportuno iniziare con un Pilot, cioè su un progetto piccolo con funzionalità che non hanno effetto significativo sul business aziendale e che può essere utile per validare SOA come architettura di riferimento per il sistema informativo. Invece, se SOA è già stata utilizzata all’interno dell’azienda con successo per servizi infrastrutturali o applicazioni interne, può essere sensato estenderne l’adozione direttamente ad una linea di business definendo pratiche per:

  • – guidare gli impatti organizzativi e culturali indotti
  • – migliorare il livello di condivisione/comunicazione/coordinamento tra i ruoli che tradizionalmente si occupano di Business e gli Architetti IT (es. attraverso la centralità del concetto di “Processo” di Business)
  • – contribuire al soddisfacimento delle strategie IT di Business

Saluti,  Andrea Morena – Oracle Italia

Valore dell’ICT e SOA

gennaio 31st, 2008

splashOggi abbiamo parlato di SOA (Service Oriented Architecure) all’evento Architetture SOA organizzato a Milano da Nextvalue e dal nostro media partner Computer Business Review. Abbiamo presentato, in particolare, i risultati di una recente ricerca condotta su un campione di 200 grandi aziende proprio sul tema SOA e valore d’Impresa. Non c’è dubbio che la SOA si stia sempre più affermando come un paradigma per organizzare, utilizzare e governare la risorsa ICT in azienda, da qui la sempre maggior esigenza di capire come valutare il ritorno sugli investimenti relativi a progetti SOA. Noi l’abbiamo chiesto a un panel di 200 tra CIO, Marketing Manager e altre figure professionali di grandi aziende italiane e abbiamo raccolto una serie di considerazioni soprattutto relative ai fattori abilitanti e inibitori dei progetti SOA. Una sintesi dei principali risultati è riportata nelle slide presentate oggi; un abstract di maggior dettaglio è stato invece distribuito ai presenti all’evento (se volete potete richiederne una copia a info@nextvalue.it. Questa mattina ho anche colto l’occasione per presentare in anteprima il Blog ValueIT; ho detto che vedo il blog proprio come una Piazza che aggrega persone che parlano dello stesso tema, una Piazza dove ci si confronta sui contenuti per condividere esperienze e approcci. Una frase che ho sentito oggi e che mi è piaciuta è “il valore è creato dalla collaborazione”, affermazione sicuramente valida per i progetti ICT ma anche per un blog dove proprio un approccio collaborativo alla discussione e alla creazione di contenuti può portare un vero valore. Cogliendo questi ultimi spunti comincio allora a porvi sul piatto alcuni temi: avete esperienza di progetti o vi accingete ad avviare iniziative SOA? Quali sono i principali benefici che vi aspettate? Quali ostacoli pensate di affrontare?   Vi ringrazio dei vostri contributi e/o dei vostri commenti. A presto, Alfredo GATTI, Managing Partner Nextvalue

Il valore che l’ICT può generare in azienda …

gennaio 31st, 2008

Il video di Simone SCAGNELLI (Partner Nextvalue e Professore aggregato di Economia Aziendale presso Università degli Studi di Torino)  che condivide una breve intro al tema del valore che l’ICT puà generare in azienda.

I prossimi contributi da parte di Simone entreranno maggiromente nel dettaglio sulle tecniche di valutazione economico-finanziaria (NPV, ROI, IRR, PB, ecc) e sull’approccio alla misurazione.