Archive for the ‘Senza categoria’ Category

Calcolare il ROI dei progetti Enterprise 2.0 è ancora un mito da sfatare?

lunedì, febbraio 8th, 2010

La domanda che spesso ci viene rivolta è se abbia senso calcolare il ROI di una iniziativa Enteprise 2.0, tenuto conto che con tutta probabilità l’obiettivo più importante in questi casi è di sviluppare gli asset intangibili, ovvero quelli che hanno a che fare con il patrimonio informativo, l’organizzazione ed il fattore umano.

E’ verissimo: il valore di questi asset intangibili ha più a che vedere con il contributo che essi danno alla strategia aziendale e raramente è possibile collegarli direttamente a vantaggi quali l’aumento di fatturato, costi più bassi o profitti migliori. Perciò è difficile stimare inequivocabilmente la remunerazione di un investimento E 2.0 in termini esclusivamente finanziari. A molti sembra uno spreco di energia e di tempo.

Per la nostra esperienza non lo è. Le imprese che si apprestano a lanciare iniziative E 2.0 hanno comunque aspettative di costi e tempi e non necessariamente solo di quelli correlati agli investimenti in IT. Anche i possibili benefici attesi sono spesso quantificati, almeno in parte. Se ciò non fosse ricadremmo nell’errore del passato, quando mastodontici progetti Erp o Crm venivano giustificati con iperboli del tipo “trasformazione organizzativa” o “vicinanza al cliente” …

Non credo ce lo potremmo oggi permettere.  Fateci avere i vostri esempi di ROI 2.0.

Torino, 2 febbraio 2010 – AC HOTEL – Via Bisalta 11 (zona Lingotto)

giovedì, gennaio 21st, 2010

In collaborazione con EMC e Sinergy S.p.A., Nextvalue organizza la prima tappa del Cloud Computing Roadshow 2010, un evento unico riservato ai CIO e IT Manager delle Aziende End Users.
Nextvalue presenta la Ricerca Cloud Computing nelle imprese del Piemonte – scenario, trend, opportunita’, la prima condotta sulle Aziende Medio-Grandi del Piemonte….

Per consultare l’agenda dei lavori puo’ cliccare qui.
Per confermare la sua partecipazione puo’ cliccare qui.

Ingresso gratuito su invito. Torino, 2 febbraio 2010. ore 10.00 – 12.30. AC HOTEL TORINO. Via Bisalta 11 (Lingotto)

E’ il “Cloud” il nuovo modello di Computing ?

lunedì, maggio 18th, 2009

 

Se c’è una cosa che il social computing insegna è che dovremo sempre più abituarci ad avere a che fare con nuovi modelli di computing e non con singoli elementi tecnologici. Il modello emergente del Cloud Computing ne comprende molti. Insomma ci dobbiamo abituare a vedere le foreste e non i singoli alberi. Le nuove foreste sono fatte dai nuovi alberi, anche se i vecchi sopravvivono nel tempo e per un po’ coesistono. Ma i nuovi prendono il sopravvento ed è il caso di trovare un nome nuovo all’intera foresta.  

Quella nuvola con cui abbiamo sempre disegnato Internet oggi offre una foresta di servizi ai miliardi di persone e cose connesse. Il nuovo modello semplicemente soppianta le architetture che non ce la fanno più a reggere i volumi richiesti, gli standard, la personalizzazione su larga scala. L’approccio è ormai industriale, l’orientamento ai processi una priorità, la gestione della delivery in tempo reale.  L’approccio ‘ fai da te ’,  la messa in opera di sistemi ad uso e consumo di pochi reparti dell’azienda, le applicazioni ad hoc, resistono, ma sembrano cose di un passato romantico, non possono più competere in qualità ed evoluzione. Nella nuvola c’è maggiore disciplina, operations, produzione …

C’è anche di più. La nuvola offre la flessibilità che è insita nel suo modello e l’impresa può trasformare i propri data center secondo il modello, far parte della nuvola, offrire i propri servizi in cloud con quella scalarità che ritiene necessaria. In alternativa può scegliere di acquisire IT e servizi rivolgendosi agli operatori della nuvola integrandoli con i propri. Le nostre attività di ricerca scoprono ogni giorno che questi modelli ibridi sono perfino più efficaci sotto l’aspetto della qualità e del ROI.

Mentre la nuova foresta si espande il mio forte sospetto è che troppi nel nostro mercato siano ancora gli operatori dell’offerta che ancora non si sono accorti dei nuovi alberi …  Impegnati come sono a presidiare rendite di posizione, non vedono il nuovo e credono che la nuvola sia l’ennesima hype inventata dagli industry watcher. Chissà … 

(A  proposito di foreste. Nel 16° secolo i contadini di Brignoles in rivolta tagliarono in una sola notte 180.000 alberi di prugne. Da allora le famose prugne di Brignoles, che piacevano al  Re Sole, vennero prodotte a Digne… )        

Da che cosa dipende la creazione del valore?

giovedì, marzo 6th, 2008

Le iniziative IT vanno trattate come elementi non scindibili dal sistema impresa, e ciascun investimento IT va misurato tenedo conto delle peculiari caratteristiche del sistema stesso.

La misurazione del valore delle soluzione IT non può prescindere dall’attenta analisi delle leve (driver) che generano valore a livello di sistema aziendale.

I driver che possono influenzare le performance dell’azienda e aumentarne il vantaggio competitivo possono essere di varia natura: di tipo esterno (andamento economico, livello sociale e culturale, caratteristiche del mercato, normativa e leggi di riferimento, pressione fiscale) e di tipo interno (persone, settore/mercato, processi, costi, capitali finanziari, rischio, capitale investito).

La creazione di valore aziendale dipende dall’equilibrio che viene instaurato tra i driver (esterni e interni) e gli obiettivi strategici posti a livello direzionale in vista del perseguimento di un vantaggio competitivo.

Per creare valore e avere un vantaggio competitivo, l’azienda deve seguire criteri di economicità (crescita profittevole in termini di redditività), liquidità (perseguimento di una economica liquidità) e solidità della gestione nel tempo (mantenimento di un’adeguata struttura patrimoniale e finanziaria dell’impresa).

Simone Scagnelli

Il ROI dell’IT: primi passi per abbattere il divario tra IT e Business.

lunedì, marzo 3rd, 2008

Gli investimenti IT a differenza, di quelli industriali, presentano caratteristiche e peculiarità che, spesso, possono assumere natura indiretta e/o intangibile. La pervasività dell’IT e la numerosità dei suoi effetti a livello sistemico aziendale, possono infatti generare costi o benefici di difficile individuazione e misurazione.

Le tecniche di valutazione economico- finanziarie degli investimenti, cioè le tecniche che si è soliti utilizzare nella valutazione degli investimenti industriali, presuppongono la misurazione dei flussi di ritorno economico collegati ai benefici attesi dall’investimento. L’approccio di misurazione proposto per la valutazione dell’IT richiede invece la presa in considerazione di aspetti prettamente ‘qualitativi’ che, nelle valutazioni degli investimenti industriali, non vengono solitamente presi in considerazione.

In quest’ottica diviene quindi fondamentale creare un project team, responsabile dell’iniziativa di valutazione del ritorno dell’investimento a cui partecipi, oltre al personale IT incaricato, anche i responsabili delle business unit/dipartimenti coinvolti, nonché l’alta direzione, i responsabili del controllo di gestione e finanza.

Per abbattere il gap esistente tra IT e Business , è opportuno quindi iniziare dal linguaggio e in particolare, dal linguaggio economico-finanziario di base su cui si fondano i risultati del framework che sta alla base della valutazione del ritorno degli investimenti in progetti IT.

Simone Scagnelli

L’IT è un investimento o un costo?

martedì, febbraio 26th, 2008

L’Information Technology (IT), da sempre, viene considerato un costo per acquisire ’strumenti di miglioramento’ piuttosto che un vero e proprio investimento, capace di apportare effettiva innovazione all’IT; la prassi della valutazione di investimenti di tipo industriale – utilizzata diffusamente per impianti, macchinari, fabbricati, etc - in effetti, ha quasi sempre tralasciato gli investimenti legati al mondo dell’IT considerati, a torto o ragione, spese di tipo generale o amministrativo

In verità, il valore dell’IT dipende dal valore che una certa informazione ha all’interno dell’impresa: quindi, le iniziative IT vanno analizzate come elementi non scindibili dal sistema impresa, e ciascun investimento IT va misurato tenedo conto delle peculiari caratteristiche del sistema stesso. Questo tipo di rappresentazione sistemica assegna alla risorsa informazione la funzione fondamentale di elemento che rende il sistema unitario, compiuto e finalizzato al perseguimento di determinati obiettivi.

E’ necessario quindi far ricorso a nuovi modi di valutare gli investimenti in IT che prendano in considerazione questa inscindibilità tra IT e business sottostante. Le metodologie tradizionali che tengano conto solo dei costi o che focalizzano l’attenzione sui tempi, risultano inadeguate al contesto competitivo odierno.

Per questo di seguito (guarda il video) introduco un approccio che supporti le aziende e i loro stakeholders a comprendere l’importanza della misurazione delle performance dei progetti IT, così da creare la capacità di gestire, migliorare continuamente e convertire il valore generato dai loro investimenti IT in vantaggio competitivo e valore per gli azionisti.

Simone Scagnelli

Esperienza SOA in una banca per una soluzione di pagamento personalizzabile

mercoledì, febbraio 20th, 2008

Il settore bancario dipende da alcuni dei più robusti e affidabili sistemi informatici del mondo per l’effettuazione di pagamenti, trasferimenti di fondi e la gestione della liquidità. Oggi, però, le necessità dei servizi finanziari sono sempre più di tipo real-time dove e-commerce e self-service banking sono la regola rispetto alla più tradizionale elaborazione batch. La maggior parte dei sistemi di pagamento, è stata realizzata 30 o 40 anni orsono con applicazioni e tecnologie poco flessibili e che rendono oggi molto difficile reattività alle nuove richieste del mercato e dei clienti.In questo contesto, opera la più grande banca del New England “Webster Bank” processando  ogni mese centinai di migliaia di pagamenti. Tra le maggiori criticità del vecchio sistema   di pagamento ci sono: gestione standard dei servizi ai clienti ed incapacità nel personalizzare tale proposizione ed una coinsiderevole percentuale d’errori e quindi di costi di gestione manuale. Questi ed altri motivi, hanno portato Webster Bank ad implementare un nuovo sistema d’elaborazione dei pagamenti basato su servizi standard (Web Services) secondo un’architettura SOA. Il risultato, è un sistema di pagamento più accurato e flessibile che può essere facilmente modificato in base al cliente, alla fascia oraria nella giornata, liquidità o in base alle nuove opportunità ed alle dinamicità del mercato finanziario. Tutto questo, non solo semplifica le operazioni ai clienti, ma genera anche per la banca un ROI rapidissimo, grazie al completo controllo dei processi, alla considerevole riduzione del numero d’errori (precedentemente gestiti manualmente) e quindi dei costi. Il nuovo sistema di pagamento basato su Web Services, voluto da Webster, unisce così la gestione dei processi di back-end per l’instradamento dei pagamenti e la riconciliazione dei conti (molti dei quali sono offerti da altre società e fornitori di servizi). Inoltre, la banca fornisce una finestra sui processi di business consentendo ai responsabili operazionali di controllare agevolmente quanto accade in termini di eventi di business cruciali, indicatori chiave di prestazioni, rilevare e correggere eventuali inefficienze. Un ulteriore ritorno per l’azienda, nell’aver creato il nuovo sistema usando un approccio ed un’infrastruttura a servizi, sta nel poter esporre su Internet alcune parti dell’applicazione ad altre società interessate, estendendo ulteriormente la portata delle loro applicazioni.

Andrea Morena

Il ROI parla il linguaggio del Business ICT

lunedì, febbraio 18th, 2008

Il tema dell’innovazione nelle piccole imprese è oggi una delle tematiche chiave su cui si gioca lo sviluppo del sistema Italia nel suo complesso.

Ritengo che il concetto-perno per un approccio efficace all’argomento sia la costruzione di un terreno comune di dialogo, che ruota attorno ad un linguaggio altrettanto comune: presupposto che apre la possibilità di spiegazione e di comprensione dei benefici portati dalla tecnologia nell’attività economica.

Questa è stata l’anima del Progetto ROI: uno strumento software semplice e immediato per il calcolo del ritorno dell’investimento in tecnologia, che – con il prezioso contributo della Camera di Commercio di Milano – oggi tutte le imprese possono usufruire gratuitamente e direttamente dal sito camerale.

Alla Camera va il mio più grande apprezzamento, per la sensibilità con cui prontamente e costantemente raccoglie gli stimoli provenienti dal mondo imprenditoriale e associativo, permettendo una loro concretizzazione progettuale di grande utilità per tutto il sistema.

Giorgio Rapari, Presidente Assintel

Tool per il calcolo del ROI degli investimenti in ICT per le piccole e micro imprese.

giovedì, febbraio 7th, 2008

Uno degli ostacoli che le piccole e micro imprese incontrano nell’adozione di soluzioni ICT è la difficoltà di ottenere dal sistema d’offerta oggettivi riscontri sulla reale utilità della tecnologia per il proprio business. Camera di Commercio di Milano, Assintel e PromoTer ed Unione del Commercio hanno deciso di dare un contributo su questo tema mettendo a disposizione un tool gratuito per il calcolo del ROI dei progetti ICT. Nextvalueha partecipato all’iniziativa fornendo il supporto metodologico, i business case e i valori di valutazione e di benchmark che sono stati raccolti nell’ambito di una ricerca su più di 1.000 casi reali. Il tool per il calcolo del ROI è uno strumento semplice e veloce (in 2 minuti si completa la procedura e si accede ai risultati) che, sulla base di alcune semplici informazioni fornite dall’utente, propone una scelta di possibili investimenti in ICT tra i quali poter identificare il più pertinente e per il quale poter poi verificare ROI, VAN, IRR e Payback. Inoltre vi è la possibilità di consultare un esempio di business case analogo a quello della propria azienda.Se volete provare a fare delle simulazioni trovate il tool per il calcolo del ROI disponibile on line. Ricordiamoci che lo strumento è adatto agli investimenti per le piccole e micro imprese; le medie e le grandi imprese hanno logicamente riferimenti e parametri differenti.  A presto, Alfredo Gatti

SOA: Ma quale strategia adottare ?

lunedì, febbraio 4th, 2008

Un’azienda che decide di evolvere il proprio sistema informativo verso un’architettura SOA deve fare diverse scelte e fronteggiare numerose sfide. Ma quale strategie adottare?. L’adozione di un’architettura SOA dovrebbe sempre iniziare con un assessment rispetto al livello di maturità dell’azienda. E’ indispensabile capire quanto l’organizzazione che vuole utilizzare architetture a servizi sia matura per l’effettiva adozione di queste. Una volta effettuata questa valutazione, è possibile definire una Roadmap che può essere seguita per aumentare la maturità dell’organizzazione in termini (metodologici, di processo, organizzativi ed anche tecnologici).

Insieme alla roadmap, alcune delle strategie oggi maggiormente utilizzate per introdurre SOA in un’azienda sono:

  • – Implementazione di un progetto pilota: questo è l’approccio più frequente con obiettivi più o meno ampi secondo gli esiti dell’assessment SOA. Lo scopo è dimostrare al management dell’azienda la possibilità dell’adozione di una SOA e mostrarne in maniera tangibile i vantaggi, minimizzando l’investimento ed il rischio. In genere si tratta di progetti d’integrazione tra 2 applicazioni.
  • – Definizione di un’Infrastruttura IT per la SOA: è definita un’infrastruttura tecnologica di riferimento aziendale sulla quale sono sviluppati servizi SOA tipicamente di tipo infrastrutturale (logging, sicurezza, integrazione, ecc..) riutilizzabili da tutte le applicazioni e nei progetti futuri. In questo caso l’architettura è completa ma non si sviluppano ancora servizi di business né si definiscono attività di BPM (Business Process Management).
  • – Adozione guidata dai processi di Business (Livello Enterprise): SOA è guidata e sponsorizzata dalle esigenze di business dell’azienda a tutti i livelli: dallo sviluppo d’infrastrutture ai servizi di business mission-critical. In questo caso, sono definiti dei servizi di business partendo dai processi aziendali assieme agli esperti funzionali.

Queste strategie ci possono indirizzare sull’estensione delle azioni che vanno intraprese, rispetto alla dimensione dei progetti e all’impatto sul business aziendale. Ad esempio se la valutazione iniziale evidenzia una bassa maturità, è opportuno iniziare con un Pilot, cioè su un progetto piccolo con funzionalità che non hanno effetto significativo sul business aziendale e che può essere utile per validare SOA come architettura di riferimento per il sistema informativo. Invece, se SOA è già stata utilizzata all’interno dell’azienda con successo per servizi infrastrutturali o applicazioni interne, può essere sensato estenderne l’adozione direttamente ad una linea di business definendo pratiche per:

  • – guidare gli impatti organizzativi e culturali indotti
  • – migliorare il livello di condivisione/comunicazione/coordinamento tra i ruoli che tradizionalmente si occupano di Business e gli Architetti IT (es. attraverso la centralità del concetto di “Processo” di Business)
  • – contribuire al soddisfacimento delle strategie IT di Business

Saluti,  Andrea Morena – Oracle Italia