L’innovazione non dovrebbe passare in secondo piano in tempi di crisi, ma, al contrario, dovrebbe essere tra le priorità delle imprese soprattutto quando le condizioni di mercato sono difficili. La storia recente insegna che imprese che non hanno interrotto il loro processi di innovazione durante i periodi di recessione hanno guadagnato marketshare nei periodi successivi anche in modo spettacolare. Ciò che le imprese sanno bene è però fino a che punto vale la pena di innovare: vi è un ROI dell’innovazione e deve essere convincente.
Il social computing e l’ambito dei progetti Enterprise 2.0 forniscono oggi un forte contributo ai processi di innovazione. Altrettanto difficile è calcolarne il ROI, avere evidenza di come, grazie ad essi, si precedono i competitor nella curva dell’innovazione.
Come misurare il ritorno dell’innovazione in funzione della capacità di sollecitare idee e di sfruttare una saggezza collettiva? Come si misura il reale contributo fornito dalle piattaforme di social computing nel raccogliere e condividere idee, nel consentirne la discussione, nel creare effettiva collaborazione ?
Una roadmap credibile c’è e può essere adattata a molte situazioni. Quantificare costi e benefici può non essere semplice, ma la valenza del framework di collaboration utilizzato è sempre ricollegabile a quanto le persone giuste si fanno coinvolgere e vi si adattano. E’ così che i benefici sono concreti ed il ROI plausibile.
Inoltre l’introduzione di una piattaforma di social computing a supporto del business può avvenire a fronte di investimenti relativamente bassi ed in tempi mediamente brevi. Una condizione ideale anche in tempi come questi di forte attenzione ai costi.
I primi costi ad essere ridotti, allorché individui, gruppi, contenuti e relazioni tra di essi condividano un framework comune, sono proprio quelli della gestione dei talenti, dei budget dei viaggi, della proliferazione delle e-mail e dei tool di EAI, quelli di utilizzo altre applicazione tradizionali.
In tutti i business case che abbiamo analizzato vi è però sempre una condizione prioritaria: il progetto ha a monte obiettivi di business ben definiti e condivisi ed una strategia di realizzazione altrettanto chiara. Il risultato finale non è garantito dalle tecnologie in sé ma da un piano realizzativo che ha tenuto conto delle componenti socio-culturali e, in buona sostanza, delle persone coinvolte oltre che delle tecnologie. Insomma nulla di nuovo o stravolgente: anche il social computing nella sua accezione attinente al business è molto più nella norma di quanto non faccia presupporre la sua novità.
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