Archive for maggio, 2009

E’ il “Cloud” il nuovo modello di Computing ?

lunedì, maggio 18th, 2009

 

Se c’è una cosa che il social computing insegna è che dovremo sempre più abituarci ad avere a che fare con nuovi modelli di computing e non con singoli elementi tecnologici. Il modello emergente del Cloud Computing ne comprende molti. Insomma ci dobbiamo abituare a vedere le foreste e non i singoli alberi. Le nuove foreste sono fatte dai nuovi alberi, anche se i vecchi sopravvivono nel tempo e per un po’ coesistono. Ma i nuovi prendono il sopravvento ed è il caso di trovare un nome nuovo all’intera foresta.  

Quella nuvola con cui abbiamo sempre disegnato Internet oggi offre una foresta di servizi ai miliardi di persone e cose connesse. Il nuovo modello semplicemente soppianta le architetture che non ce la fanno più a reggere i volumi richiesti, gli standard, la personalizzazione su larga scala. L’approccio è ormai industriale, l’orientamento ai processi una priorità, la gestione della delivery in tempo reale.  L’approccio ‘ fai da te ’,  la messa in opera di sistemi ad uso e consumo di pochi reparti dell’azienda, le applicazioni ad hoc, resistono, ma sembrano cose di un passato romantico, non possono più competere in qualità ed evoluzione. Nella nuvola c’è maggiore disciplina, operations, produzione …

C’è anche di più. La nuvola offre la flessibilità che è insita nel suo modello e l’impresa può trasformare i propri data center secondo il modello, far parte della nuvola, offrire i propri servizi in cloud con quella scalarità che ritiene necessaria. In alternativa può scegliere di acquisire IT e servizi rivolgendosi agli operatori della nuvola integrandoli con i propri. Le nostre attività di ricerca scoprono ogni giorno che questi modelli ibridi sono perfino più efficaci sotto l’aspetto della qualità e del ROI.

Mentre la nuova foresta si espande il mio forte sospetto è che troppi nel nostro mercato siano ancora gli operatori dell’offerta che ancora non si sono accorti dei nuovi alberi …  Impegnati come sono a presidiare rendite di posizione, non vedono il nuovo e credono che la nuvola sia l’ennesima hype inventata dagli industry watcher. Chissà … 

(A  proposito di foreste. Nel 16° secolo i contadini di Brignoles in rivolta tagliarono in una sola notte 180.000 alberi di prugne. Da allora le famose prugne di Brignoles, che piacevano al  Re Sole, vennero prodotte a Digne… )        

Innovare oggi è più critico che mai

martedì, maggio 12th, 2009

 

L’innovazione non dovrebbe passare in secondo piano in tempi di crisi, ma, al contrario, dovrebbe essere tra le priorità delle imprese soprattutto quando le condizioni di mercato sono difficili. La storia recente insegna che imprese che non hanno interrotto il loro processi di innovazione durante i periodi di recessione hanno guadagnato marketshare nei periodi successivi anche in modo spettacolare. Ciò che le imprese sanno bene è però fino a che punto vale la pena di innovare: vi è un ROI dell’innovazione e deve essere convincente.

Il social computing e l’ambito dei progetti Enterprise 2.0 forniscono oggi un forte contributo ai processi di innovazione. Altrettanto difficile è calcolarne il ROI, avere evidenza di come, grazie ad essi, si precedono i competitor nella curva dell’innovazione.

Come misurare il ritorno dell’innovazione in funzione della capacità di sollecitare idee e di sfruttare una saggezza collettiva? Come si misura il reale contributo fornito dalle piattaforme di social computing nel raccogliere e condividere idee, nel consentirne la discussione, nel creare effettiva collaborazione ?

Una roadmap credibile c’è e può essere adattata a molte situazioni. Quantificare costi e benefici può non essere semplice, ma la valenza del framework di collaboration utilizzato è sempre ricollegabile a quanto le persone giuste si fanno coinvolgere e vi si adattano. E’ così che i benefici sono concreti ed il ROI plausibile.

Inoltre l’introduzione di una piattaforma di social computing a supporto del business può avvenire a fronte di investimenti relativamente bassi ed in tempi mediamente brevi. Una condizione ideale anche in tempi come questi di forte attenzione ai costi.

I primi costi ad essere ridotti, allorché individui, gruppi, contenuti e relazioni tra di essi condividano un framework comune, sono proprio quelli della gestione dei talenti, dei budget dei viaggi, della proliferazione delle e-mail e dei tool di EAI, quelli di utilizzo altre applicazione tradizionali.

 

In tutti i business case che abbiamo analizzato vi è però sempre una condizione prioritaria: il progetto ha a monte obiettivi di business ben definiti e condivisi ed una strategia di realizzazione altrettanto chiara. Il risultato finale non è garantito dalle tecnologie in sé ma da un piano realizzativo che ha tenuto conto delle componenti socio-culturali e, in buona sostanza, delle persone coinvolte oltre che delle tecnologie. Insomma nulla di nuovo o stravolgente: anche il social computing nella sua accezione attinente al business è molto più nella norma di quanto non faccia presupporre la sua novità.

Non c’è Travel senza Technology

domenica, maggio 3rd, 2009

Nonostante la flessione economica ed i timidi cenni di ripresa il periodo sarà difficile ancora per molto tempo, ma siamo in molti a credere che il turismo continuerà a crescere e pronti ad investire in questo settore. Soprattutto in tempi come questi l’innovazione è l’unica vera condizione per trasformare la crisi in opportunità. Essa è da sempre una pietra d’angolo della ‘grande’ industria turistica, delle compagnie aeree, delle catene alberghiere, dei GDS e delle OTA.

Oggi che l’innovazione si chiama Turismo 2.0, potrà essere alla portata degli operatori piccoli e medi dell’industria italiana del turismo?  Già, perché la domanda non è ‘se o che cosa fare?’ ma ‘quando e come fare?’, in un comparto dove i consumatori già cercano, acquistano, si scambiano nuove esperienze di viaggio on-line.

Come si fa ad essere nel grande business del ‘Turismo 2.0’ ?  Intanto rendendosi conto e accettando il fatto che ormai l’accesso alle informazioni non deve essere più una sfida a causa della mancanza di adeguate tecnologie nelle camere degli hotel o delle limitazioni poste agli strumenti mobili -… WiFi solo alla reception – oppure che le barriere linguistiche non ci sono più ed i modelli di business devono essere chiari. 

E non si tratta di fare ‘solo’ e-business. Oggi la maggior parte dei portali di prenotazione on-line si assomigliano tutti e offrono gli stessi servizi standard: dove vuoi andare? Quando? Vuoi prenotare solo il volo o anche l’hotel e magari noleggiare una macchina?  Il futuro già ‘presente’ per molti di questi siti è nell’utilizzo del profilo del cliente, quello da lui dichiarato e quello rilevato dal sito, e nella presentazione di contenuti per lui rilevanti.

Anche la pubblicità on-line ormai si adegua a questa regola: inutile mettere banner là dove non sono di interesse e le nuove tecniche pubblicitarie trasformano rapidamente il settore.

Turisti ed operatori saranno sempre più sommersi da una marea di nuove applicazioni che trovano nelle tecnologie abilitanti del Web 2.0 e sempre più ‘mobile’ – smartphone e broadband wireless – un’enorme opportunità di penetrazione. Un esempio le nuove e più avanzate applicazioni legate alla localizzazione e al contesto, che andranno a migliorare di gran lunga l’esperienza di viaggio, oppure la ricerca di una ‘migliore ricerca’, attraverso il web semantico, mentre gli strumenti di web analytics fanno fare un salto quantico alla generazione di contatti ed opportunità anziché all’analisi dei concorrenti. 

Di fronte a tante opportunità e a tanta ‘democratizzazione’ della tecnologia, chi fa il primo passo?

I nuovi standard, la trasparenza di Internet, i servizi offerti dal Web 2.0, le nuove applicazioni mash-up, i nuovi strumenti di ricerca, i modelli SaaS e cluod computing sono gli strumenti che contribuiscono allo sviluppo e alla liberalizzazione del mercato. Ma il Turismo 2.0 passa dalla loro conoscenza e dalla decisione di usarli. La prima mossa non è poi così difficile …